E’ emergenza obesità per l’Italia

Il professor Roberto Vettor: “è uno dei principali problemi della nazione con dati in costante aumento”

Per gli addetti ai lavori l’obesità è un fenomeno “epidemico” paragonabile per velocità di diffusione a una malattia infettiva incontrollata, dovuta alla combinazione tra presupposti genetici, ambientali, fisici e psicologici, che ne fanno la più comune patologia cronica del mondo occidentale. Già nel 2006 (dati Istat), in Italia, la popolazione adulta obesa era pari al 10,2%, cui si aggiungeva il 35% di quella sovrappeso. Il grido di allarme era ed è soprattutto per l’obesità in età pediatrica, tenendo presente che le evidenze scientifiche riconoscono alla patologia “giovanile” una forte capacità predittiva dello sviluppo in età adulta.

“Solo negli anni 1999-2000 la quota di ragazzi tra i 6 e i 17 anni in eccesso ponderale era pari al 24,1%, pari a circa 1 milione e 700mila individui”.  Sono questi i primi i dati che ha ricordato il professor Roberto Vettor, ordinario di medicina interna all’università degli studi di Padova e presidente della Società italiana dell’obesità nel corso del Congresso nazionale di Endocrinologia a Montesilvano.

“L’obesità – ha spiegato – è divenuta uno dei maggiori problemi di salute del secolo sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. L’Italia si pone tra i primi paesi in Europa per numero di soggetti coinvolti”.
“Non possiamo – ha detto Vettor – considerare l’obesità un banale problema estetico favorendo così il proliferare di terapie e trattamenti clinici spesso inadeguati e il più delle volte somministrati da figure professionali prive delle giuste competenze. La patologia costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità e ad essa si associano di frequente altre patologie, come diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemia e osteoartrosi. Per quanto riguarda le neoplasie – ha aggiunto – recenti studi hanno dimostrato un aumento del rischio nel paziente obeso soprattutto per endometrio, mammella, prostata e colon. Questo scenario pandemico deve indirizzare gli sforzi verso una prevenzione efficace, senza la quale ogni mezzo terapeutico risulterebbe vano anche se impiegato su vasta scala”. Come approcciare allora questa pandemia? Per il presidente della Società italiana di obesità la chirurgia bariatrica rappresenta una delle tecniche più efficaci per ottenere e mantenere nel tempo un significativo calo di peso e per ridurre i rischi di mortalità del paziente obeso (aumentati negli ultimi anni).
“E’ stato dimostrato – ha spiegato Vettor – che il calo ponderale conseguente a trattamenti di chirurgia bariatrica contribuisce a ridurre il numero di infarti del miocardio, ad ottenere una remissione del diabete di tipo 2 e a diminuire il numero di malattie neoplastiche nel sesso femminile”.
Quale interventi chirurgici? “Gli interventi chirurgici possono essere distinti in due gruppi principali: uno di tipo restrittivo, finalizzato alla riduzione della capacità dello stomaco e uno di tipo malassorbitivo, allo scopo di diminuire l’assorbimento dei nutrienti”.

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