Lo sciopero dello specchio

Narciso sarebbe morto di nostalgia per la sua immagine (non potendo morire abbracciato ad essa), Alice non sarebbe andata mai oltre e la strega di Biancaneve avrebbe avuto una forte crisi di identità. Ma anche noi, siamo sincere, non l’avremmo poi presa benissimo. Un anno di vita senza guardarsi allo specchio – o anche solo un mese o un week -end, nelle varianti soft – rappresenta nell’immaginario comune, un vero attentato estetico. Eppure negli Usa qualche donna coraggiosa o decisa a far notizia, ha sostenuto e diffuso la causa, dando vita a movimenti di imitatrici che hanno voluto mettersi alla prova e vivere senza specchiarsi più. Ammesso che sia tecnicamente possibile, a meno di non essere degli spettri, la provocazione raccoglie la nostra attenzione. Chi di noi riuscirebbe veramente a uscire di casa senza controllarsi neanche di sfuggita? Ecco 3 cose fondamentali su cui riflettere:
1) Il numero di specchi al mondo è proporzionale a quanto li usiamo
Mettere in atto lo sciopero dello specchio, è davvero impresa dura, a meno di non abitare in un rifugio anti-bombe (dove comuque, darsi un’occhiatina ogni tanto…si sa mai non entri qualche eroe di bell’aspetto a salvarci…).
Dagli specchietti retrovisori – che andrebbero imposti alle donne per legge – alle vetrine dei negozi, rimuovere gli specchi dalla nostra vita è praticamente impossibile. E verebbe da dire: maledetti!
Eppure vi svelo un segreto: gli specchi non nascono in modo spontaneo come una colonia di funghi. Se ne abbiamo perfino in formato da borsetta, è perchè li usiamo fin troppo. La prova del 9? Il tempo che perdiamo a prenderci cura della nostra immagine e a scegliere i vestiti: è pari aun anno di vita, circa.
2) Nasce prima lo specchio o la strega cattiva?
Come se non bastasse, rispetto a qualche tempo fa, il peso dell’immagine sta diventando sempre più ingombrante. E il colpevole, di nuovo, non è il povero specchio, maltrattato, accusato di portare male se si rompe e perfino di non riflettere i morti. Ma chi ha mai pensato davvero che Biancaneve ha rischiato la morte per colpa di quel chiacchione di specchio e non per la pazzia di Grimilde? L’oggetto della vanità non è mai la superficie che ci riflette, siamo sempre noi che la usiamo. Per assicurarci che i nostri capelli non siano un rovo di spinaci, certo. Ma anche per ammiccare. Per controllare che le scarpe siano in tinta con i capelli. Per analizzarci i pori della pelle. Per criticarci in bikini, ore ed ore, tessere lodi all’ultima dieta o disperarci per i rotolini. Il vero giudice insomma, ce l’abbiamo nella testa. E in come crediamo che ci percepiscano gli altri. La prova schiacciante arriva in un qualsiasi negozio di abbigliamento, dove gli specchi sono leggermente deformati per restituirci una figura snella e slanciata. Ci guardiamo e ci piacciamo davvero tanto. Ecco, la nostra immagine riflessa, ci sta davvero bene.
3) Rinunciare alla perfezione fa bene
Se non abbiamo la piega dei capelli perfetta non usciamo di casa. Se spunta un brufolo ci immaginiamo come mostri. Se i jeans non ci stanno benissimo sicuramente folla scapperà al nostro passaggio. L’insicurezza fa brutti scherzi, primo fra tutti quello di credere che se abbiamo qualche dettaglio fuori posto tutti se ne accorgeranno e penseranno male. In questo gioco perverso ha un ruolo importante anche quella punta di egocentrismo con cui ci poniamo nel mondo. Come se tutti, nel bene o nel male, avessero di continuo gli occhi puntati su di noi. Dimenticando spesso che la gente ci “osserva” anche per come ci comportiamo, per quello che diciamo, per il lavoro, le passioni, l’intelligenza, la simpatia, la bontà, le capacità, l’educazione, il sorriso, l’onestà. Il giorno in cui inventeranno uno specchio in grado di riflettere tutto questo, ecco, quello sarà il momento in cui ridere o piangere davvero…

 

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