Quando il cuore mette a rischio la gravidanza

 La Società europea di cardiologia: tra le cause rientrano l’obesità e il diabete.
I nove mesi della gravidanza sono uno sforzo spesso fatale per un cuore malato, ma troppe morti non sono giustificabili. È l’allarme lanciato dalla Società europea di cardiologia nel corso del proprio congresso annuale a Parigi dove sono stati presentati in anteprima i risultati del registro appositamente attivato su questo tema. I tassi di decesso sono 100 volte più alti del normale nelle madri e dieci volte più elevati nei feti. “Le ragioni non sono del tutto note ma è urgente intensificare la ricerca in questo campo – afferma il professor Roberto Ferrari, past president Esc – Oggi la Società scientifica ha presentato nuove linee guida su gravidanza e rischio cardiovascolare, indispensabili alla luce delle evidenze e del continuo aumento di questi problemi nel nostro continente”. Quali sono le ragioni di questa crescita? “In primo luogo l’età della madre sempre più avanzata – commenta il professor Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) – inoltre il fatto che le donne, come la popolazione generale, sono sempre più obese, ipertese e diabetiche. Le patologie cardiovascolari non rappresentano una controindicazione assoluta alla gravidanza, tranne in pochi casi, come quando vi siano scompenso cardiaco o ipertensione polmonare severa. È però importante che la donna malata venga seguita secondo protocolli personalizzati, con una stretta collaborazione fra ginecologo e cardiologo. Le nuove linee guida Esc rappresentano un documento importante che la Sigo recepirà e diffonderà al massimo fra i suoi soci. Ci adopereremo perché divengano lo standard nei nostri reparti”. Periodi particolarmente delicati sono quelli tra la 28a e la 34a settimana, durante il travaglio e immediatamente dopo il parto, quando il cuore è sottoposto al massimo sovraccarico fisiologico.
“Ma non è detto che si debba necessariamente ricorrere al cesareo – aggiunge Surico – la via naturale quando possibile è sempre preferibile. È molto utile però ricorrere ad un’analgesia epidurale che allevi lo stress materno.
Attenzione anche al post-partum: le pazienti cardiopatiche non devono essere considerate fuori pericolo e per diverse settimane  vanno tenute sotto controllo da un cardiologo”. Il registro Esc ha iniziato a raccogliere dati nel 2008 ed ha coinvolto 60 centri in 28 paesi per un totale di oltre 1.300 donne arruolate, di cui 869 con problemi congeniti. La Società scientifica ha attivato registri anche sulla fibrillazione atriale e lo scompenso cardiaco, due patologie molto comuni.

 

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