Cesare Prandelli, il guerriero gentiluomo

 Siamo pronti”, con queste parole il nostro ct ci porta in semifinale a Varsavia. Un traguardo raggiunto con la tenacia e con la serenità di un vero condottiero. E giovedì è di nuovo Italia-Germania, per la settima volta. Contro i tedeschi non abbiamo mai perso ma le statistiche non contano, quello che adesso ha importanza per Prandelli è la consapevolezza di non essere inferiori a nessuno. Quando il 24 giugno del 2010 la nazionale italiana uscì umiliata dal mondiale in Sudafrica al primo turno, sul calcio azzurro sembrava essere piombata una nube di grigiore, Cesare Prandelli vennepresentatoin conferenza stampa allo stadio Olimpico di Roma come nuovo ct della nazionale di calcio. Le prime mosse tecniche sono il recupero immediato di Antonio Cassano e Mario Balottelli, entrambi esclusi da Lippi, e la nomina del nuovo capitano Gigi Buffon, rivelatasi quanto mai azzeccata per la grinta e la maturità del nostro portiere. Definito da critici e giornalisti un vero gentleman del calcio, inizia a giocare nella Cremonese, ma è con la Juventus che raggiunge le più grandi soddisfazioni: fra il 1979 e il 1985 vince tre scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Da allenatore, prima di approdare in azzurro, guida  Atalanta, Lecce, Hellas-Verona, Venezia, Parma, Roma e Fiorentina. Fortificato da gioie e dolori sul campo ma anche nella vita privata, nel 2007 perde la moglie Manuela dopo una lunga malattia, nel 2010 ritrova la serenità con Novella Benini sua attuale compagna. Quest’anno nella prefazione del libro di Cecchi Paone e Pagano Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport si è apertamente schierato contro l’omofobia, scrivendo: “Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità mentre ognuno deve vivere liberamente sé stesso, i propri desideri e i propri sentimenti”.

Condividi questo articolo sui social:
0