Manuele Braj cade in Afghanistan, ennesima vittima di una missione al massacro

Dal 2004 sono 51 i militari italiani morti in Afghanistan in quella che ormai è parossistico definire “una missione di pace”. L’ultima vittima è Manuele Braj, carabiniere scelto di 30 anni, pugliese di Lecce, rimasto ucciso questa mattina alle 8.50 locali (le 6.20 in Italia) a causa di un’esplosione in un campo addestrativo della polizia afghana, nell’Afghanistan occidentale. Lascia la moglie di 28 anni ed un figlio di 8 mesi. Altri due militari sono stati colpiti alle gambe e sono ricoverati in un ospedale militare italiano da campo a Shindand. Solidarietà e cordoglio per la famiglia sono stati espressi dal presidente Napolitano e dalle alte cariche dello Stato. Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha rimarcato come il nostro militare sia stato colpito in modo vile, mentre stava addestrando la polizia afgana a combattere il terrorismo. Manuele era partito in missione da circa un mese e sperava di tornare nel suo Salento in autunno. Al colonnello Maurizio Ferla di Lecce è toccato l’onere di portare la notizia ai familiari e insieme il cordoglio dell’Arma dei Carabinieri. Mentre i nostri ragazzi continuano a morire lontano, le domande sul senso di queste missioni al massacro si fanno sempre più pressanti. Il ministro Hollande, dalla Francia, ha già provveduto a ritirare le truppe dal territorio.

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