Yara: l’ipotesi del cantiere a luci rosse

Ripartire dalle polveri di cantiere e dalle fibre di tessuto rosso trovate sul corpo di Yara, è la richiesta (sacrosanta) dei genitori della povera adolescente uccisa a Brembate quasi due anni fa. Un numero impressionante di campioni di dna prelevati non ha ancora dato un volto all’assassino o agli assassini della giovane ginnasta. Allora perché non cambiare pista? Dal programma Quarto Grado è emersa una nuova testimonianza, trascurata a lungo dagli inquirenti. Si tratta delle dichiarazioni di una prostituta che gettano ombre sul notorio cantiere di Mapello, primo bersaglio delle ricerche investigative, finito poi in archivio. La testimone ha svelato il lato oscuro dello stabile in costruzione (ora centro commerciale), che all’epoca dei fatti era stato trasformato, al calar del sole, in un posto a luci rosse dove si svolgevano regolarmente festini a base di sesso e cocaina. La testimonianza della prostituta, ritenuta inverosimile dai carabinieri, è stata avvalorata dalle dichiarazioni di un operaio che lì ci lavorava, il quale ha asserito che alcuni degli operai del cantiere, a fine turno, si divertivano ad organizzare festini come i ricchi. Anche la sera dell’omicidio. Tutto da dimostrare, ovviamente. Per ora sulla vicenda di Yara resta la nausea del vuoto.

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