La partita di pallone fa male a ora di pranzo

Guardare le partite alla televisione può creare disturbi alimentari

Michele Carruba (università di Milano): “Mangiare davanti alla tv riduce il senso di sazietà”. Evitare di sedersi al divano e sgranocchiare

Altro che forchetta, telecomando e tifo sfegatato. Per un esperto su 2 la classica partita domenicale delle 12.30 rischia di avere ripercussioni soprattutto sull’organismo degli italiani, causando problemi legati alla digestione e al peso, e condizionare la tranquillità dell’intera giornata. Per 6 intervistati su 10 a incrementare questi rischi contribuiscono sia l’orario degli incontri, che facilita lo scombussolamento dei consueti ritmi alimentari, sia la tensione della gara, che porta milioni di italiani a prestare poca attenzione a quanto, come e cosa si mangia. Per questo la stragrande maggioranza di autorevoli nutrizionisti e dietologi consiglia di mangiare in compagnia, preferire cibi freddi e moderare la foga. È quanto emerge da uno studio del Polli Cooking Lab, l’osservatorio dell’omonima azienda italiana che analizza le tendenze nazionali e internazionali sul mondo dell’alimentazione, realizzato attraverso interviste a circa 100 esperti tra medici, nutrizionisti e dietologi, volto a verificare i riflessi che il “lunch match” di serie A ha sugli stili alimentari e sulla salute degli italiani.  Quanto una partita di calcio giocata in quell’orario può incidere sugli stili alimentari? Per oltre 6 esperti su 10 (63%) i riflessi sono notevoli proprio perché temporalmente collocata in un momento della giornata delicato come quello del pre-pranzo. Inoltre è proprio per l’orario, come afferma il 32% degli intervistati, che la partita può causare problemi al corretto processo metabolico dell’organismo. Questo da un punto di vista alimentare, sottolinea 1 esperto su 2 (48%), vuol dire che l’organismo non si nutre in modo adeguato e appropriato, e il rischio è quello di eccedere senza averne pienamente coscienza (21%). A tal proposito afferma il professore Michele Carruba, direttore del Centro studi e ricerche sull’obesità dell’università degli studi di Milano: “Mangiare durante la partita è sbagliato, che si stia a tavola o che la si guardi allo stadio. Coloro che mangiano incollati alla tv non si rendono conto di quanto e di cosa mangiano e non avvertono il senso di sazietà. Nel peggiore dei casi i tifosi da tavola mangiano quasi per edonismo, considerando il cibo quasi un accessorio, concezione che alla lunga può causare problemi legati al peso. Coloro che vanno allo stadio, invece, mangiano solitamente o nell’intervallo o durante la partita e molto spesso in piedi. In entrambi i casi il rischio maggiore è quello di non dare all’organismo quel giusto riposo dopo pasto che consente una metabolizzazione migliore di ciò che si è mangiato. Per questo è utile seguire una vecchia e cara regola che dice che il pranzo si fa con i piedi sotto il tavolo”. Ma come gli italiani “affrontano” la partita delle 12.30 da un punto di vista alimentare? Quasi 7 esperti su 10 (68%) affermano che la vivono con incoscienza. Gli errori più comuni sono la poca attenzione a cosa si ingerisce non tenendo conto del giusto bilanciamento nutrizionale (37%), porzioni ipercaloriche che rischiano di appesantire l’organismo (34%) e incapacità di avvertire il senso di sazietà per via della tensione da partita (47%). Afferma a tal proposito Andrea Strata, docente di Nutrizione clinica all’università degli dtudi di Parma: “Sicuramente la trans derivante dalla visione, allo stadio o in casa, della partita non fa percepire esattamente quanto e cosa si mangia. Un panino, un pezzo di pizza, un piatto di pasta, della carne o qualunque altro alimento viene consumato, è ingerito senza essere ‘guardato’ e quindi con poca consapevolezza di ciò che si mangia”. Quali sono gli atteggiamenti più sbagliati e da evitare? Gli esperti indicano mangiare frettolosamente panini e focacce (39%), svegliarsi e guardare la partita in tv da soli sgranocchiando sul divano (43%) o, peggio, andando direttamente a tavola (57%). In più è necessario concentrarsi e rendersi conto di quello che si ha nel piatto o in mano (41%). E gli effetti finali possono anche causare, per un esperto su 2 (52%), problemi di natura digestiva. Come conciliare dunque la passione sportiva e un corretto stile alimentare? Per gli esperti è opportuno, dunque, limitare la voracità (23%), mangiare nella giusta misura (26%) e soprattutto in compagnia (46%), perché così facendo è possibile vivere la partita con più tranquillità (42%) ed essere “ripresi” se si esagera con il cibo (21%).

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