Quote rosa, c’è il sì della Commissione

La presenza femminile nelle amministrazioni al 40% entro il 2020

L’Europa ha accettato la proposta di legge della presidente Viviane Reding

“È fatta: la Commissione ha adottato la mia proposta di una legge europea affinchè le donne rappresentino il 40% dei consigli di amministrazione entro il 2020”: con questo messaggio su Twitter la vice presidente dell’esecutivo di Bruxelles Viviane Reding (nella foto la terza da sinistra) ha annunciato l’ok del collegio dei commissari alle “quote rosa”, che erano state bocciate una ventina di giorni fa. Attualmente i consigli sono formati all’85% da uomini. La misura riguarda solo le società quotate in Borsa, circa 5mila in tutta Europa. Per le società a controllo pubblico, la scadenza è anticipata al 2018. “Ho appena chiamato la vice presidente Reding per congratularmi con lei: il via libera della Commissione europea alle quote di genere è una vittoria frutto della sua e della nostra determinazione di donne e rappresenta un grande passo avanti per l’Europa tutta. Forse speravamo in un maggior coraggio da parte della Commissione e in regole più stringenti ma è un primo passo importante per una legislazione europea a favore delle donne e il segnale di un cambiamento culturale che darà grandi frutti”. Queste le dichiarazioni di Lella Golfo, parlamentare Pdl presidente della fondazione Bellisario e che in Italia è stata la promotrice della legge sulle quote di genere che porta il suo nome. “Pochi giorni fa – continua la parlamentare – avevamo inviato al presidente Barroso una lettera di sostegno alla proposta di direttiva della Reding, firmata da più di 1.500 donne e l’approvazione di oggi è anche il risultato di una campagna che ha visto tutte le donne dei paesi membri mobilitarsi a favore di una norma di civiltà. Sin dalla sua presentazione avevo pubblicamente appoggiato Viviane Reding, anche con una conferenza stampa congiunta a Bruxelles, convita come lei che le raccomandazioni non fossero sufficienti ma fossero necessari strumenti coercitivi che obbligassero le aziende ad alzare la percentuale di donne nei propri board. A confermarlo è la mia legge sulle quote di genere, che ha già portato la presenza delle donne al tetto mai raggiunto del 10%. E lo stesso aumento registrato nel 2011 a livello europeo – l’1,9%, contro lo 0,5% dell’anno precedente – è dovuto ai paesi membri che hanno introdotto nelle loro legislazioni le quote. Attraverso questa direttiva, oltretutto, garantiamo omogeneità, chiarezza di obiettivi e risultati anche sul fronte della partecipazione femminile all’economia, fondamentale per la crescita di ogni singolo paese Ue e dell’Europa intera”.

Condividi questo articolo sui social:
0