L’innovazione al servizio dei malati di epatite C

L’intervento del senatore del Pd al convegno “Riflessioni sullo stato dell’Hcv”

Ignazio Marino: in Europa l’accesso alle nuove tecniche è già attivo, In Italia forse nel 2013

“L’innovazione è la chiave per la cura di tanti pazienti la cui speranza di vita è appesa a un filo: in Italia infatti l’epatite da virus C è una piaga che riguarda circa un milione e 800mila persone, di cui soltanto il 2% viene effettivamente assistito in maniera efficace. E’ urgente avere accesso a farmaci innovativi, anche perchè sino a oggi sono stati disponibili protocolli terapeutici che, nella maggioranza dei casi, non consentono la guarigione del paziente. Per le epatiti ogni anno il Servizio sanitario nazionale spende circa 900 milioni di euro, senza contare i costi indiretti per la società dovuti alla perdita di produttività di chi si è ammalato”. A dirlo Ignazio Marino, senatore del Partito democratico e presidente di I-Think, associazione che si occupa di ricerca scientifica e innovazione. Il think tank ha promosso la conferenza Riflessioni sullo stato dell’arte dell’Hcv, a cui hanno partecipato, oltre a Ignazio Marino, anche Raffaele Bruno, professore associato al Reparto malattie infettive della Fondazione Irccs policlinico San Matteo di Pavia; Amerigo Cicchetti, direttore dell’alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università cattolica del sacro Cuore; Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria alla facoltà di Economia dell’università di Tor Vergata. “Ogni anno si verificano 10mila decessi causati da cirrosi e tumori epatici e si eseguono oltre mille trapianti di fegato, di cui almeno la metà per malattie del fegato legate al virus Hcv – prosegue Marino – i paesi europei hanno una metodologia abbastanza consolidata per valutare l’innovazione di una molecola e avviare le procedure di determinazione del prezzo e della rimborsabilità. In Italia, invece, la procedura negoziale, dopo la approvazione da parte dell’Agenzia europea (Ema), si basa sulle procedure di due commissioni dell’Aifa piuttosto complesse e rigide con 14 passaggi formali, spesso rallentati da rinvii tra le due commissioni, per cui il tempo per l’accesso degli ammalati alle nuove molecole si allunga inesorabilmente. Pensiamo a molecole innovative come boceprevir e telaprevir: negli Stati Uniti sono disponibili da due anni, in Inghilterra e Germania dall’inizio del 2011, in Francia e Spagna dall’estate 2011. In Italia non è immaginabile prima del 2013”.

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