La sacralità del pasto made in Italy non si tocca

Anche la colazione deve essere adeguata con gli immancabili latte e caffè

Pasto veloce fuori casa? Macchè: gli italiani non transigono sulle abitudini alimentari e per tre su quattro il pranzo a casa rimane imprescindibile. Lo rileva l’annuario statistico 2012 dell’Istat. Il pranzo costituisce infatti ancora nella gran parte dei casi il pasto principale (68%  della popolazione) e molto spesso è consumato a casa (74,3 per cento), permettendo così una scelta degli alimenti e una composizione dei cibi e degli ingredienti più attenta rispetto ai pasti consumati fuori casa. Rispetto al 2011 si registra un incremento significativo nella quota di persone che dichiarano di consumare il pranzo a casa (+1,2 per cento), soprattutto tra i giovani di 25-34 anni (+4,1 per cento). Eccetto i bambini da 3 a 5 anni (che mangiano a casa nel 37,5 per cento dei casi), il 60 per cento e oltre della popolazione in genere pranza in casa. Tra gli adulti la quota più bassa, di coloro che dichiarano di pranzare a casa, si registra tra gli uomini di 35-44 anni (51,6 per cento). Consumano il pranzo a casa maggiormente i residenti nel Mezzogiorno (86 per cento) rispetto a quelli nel Nord (67,3 per cento). Al Sud tale quota è in aumento rispetto al 2011 di circa tre punti percentuali. Sempre nel Mezzogiorno, più frequentemente rispetto al resto del paese, è il pranzo ad essere considerato il pasto principale (78,9 per cento rispetto al 62 per cento nel Centro e al 62,5 per cento nel Nord). Anche nel 2012 rimane stabile rispetto agli anni precedenti la quota di persone che al mattino ha l’abitudine di fare una colazione che può essere definita “adeguata”, vale a dire non solo limitata al caffè o al tè, ma nella quale vengono assunti alimenti più ricchi di nutrienti: latte, cibi solidi (biscotti, pane eccetera). Tale quota è pari al 80,1 per cento della popolazione. Questo comportamento salutare è una consuetudine più femminile (82,9 per cento tra le donne contro il 77,2 per cento tra gli uomini), ma anche molto diffusa tra i bambini (circa il 94 per cento tra i bambini da 3 a 10 anni). Sono più attenti ad adottare questa sana abitudine i residenti nell’Italia centrale (83,3 per cento) e nel Settentrione (81,9 per cento). Nel Mezzogiorno la percentuale scende al 75,9 per cento.

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