Bambini e linguaggio, questione di tempo

“Chiacchierare” in età precoce non è sinonimo di intelligenza superiore

Spesso le mamme, spinte dall’orgoglio ma anche dall’ansia per i propri figli, associano la precocità del linguaggio all’intelligenza. Il fatto che un bambino sia comunicativo o taciturno, invece, non ha alcuna relazione con l’ingegno, un ritardo nel linguaggio da solo non significa niente, tanto meno è segno di un ritardo mentale: è anzi possibile che un bambino che ha iniziato a parlare precocemente riveli poi, nella vita, un’intelligenza appena normale e che il bambino che fino a tre anni si è espresso a monosillabi, palesi, in seguito, un’intelligenza eccezionale. Sembra, piuttosto, che in questa differenza di comportamento si possa individuare una diversità di carattere e temperamento, il tipo estroverso e socievole probabilmente parlerà prima e meglio del tipo riflessivo ed introverso ma non è detto che sarà nella vita più intelligente. Ogni bambino, infatti, ha i suoi tempi di sviluppo del linguaggio, di solito intorno ai 2-3 anni è in grado di pronunciare circa 1.500 parole e di articolare intere frasi. Lo sbaglio che una madre deve evitare è quello di forzare il bambino ad entrare in comunicazione con gli altri (dì come ti chiami, saluta, fai sentire come parli bene), rischia che il piccolo, per rappresaglia o per timidezza, si chiuda in un ostinato silenzio. Per aiutarlo a relazionarsi bisogna piuttosto assecondare il suo bisogno spontaneo di esporsi e non quello (frequente) delle madri di esibire i propri figli. Allo stesso modo è sbagliato vezzeggiarlo, ripetendo le sue parole alterate, (“il mio tesolo!” – “il bau bau, la bua”), è fondamentale rivolgersi al bambino senza errori, usando sempre le parole corrette, ed evitando nomignoli e diminutivi. Premesso che la maturazione del linguaggio entro i 3 anni di età non ha una funzione rivelatrice dell’intelligenza del bimbo, in generale è utile conoscere alcuni ausili per aiutarlo nella fase di sviluppo cognitivo, per esempio al neonato piace che gli si parli, che si rida con lui, adora sentire dolci melodie e canzoncine, per cui è bene stimolare il suo interesse recitando brevi filastrocche, cantando canzoncine facili e usando parole a lui familiari. Già a 2 anni il bambino ama le storie, specialmente i racconti illustrati, sempre gli stessi, giorno per giorno acquisisce nuove parole e la mamma può facilitare questa sua conquista mostrandogli tante illustrazioni e stimolandolo a ripetere i nomi di ciò che osserva. Quando si usano parole nuove bisogna spiegarne il significato con altre parole semplici che già conosce.

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