Enuresi notturna”, un disagio che va curato

Allarme del SiMPeF sulla situazione infantile italiana (ne soffre il 15% dei minori). Le possibili cure

Un bambino su sei soffre di “enuresi notturna”, ossia fa la pipì a letto, ma molti genitori non ne parlano neanche con il pediatra, tanto che pochissimi, solo un bimbo su 12, viene seguito con cure adeguate. E’ l’allarme lanciato dal SiMPeF (Sindacato Medici Pediatri di Famiglia), che ha ideato un progetto di ricerca e formazione – in collaborazione con il sito informativo a carattere scientifico www. enuresi.net, realizzato da un gruppo di medici esperti del tema. “L’enuresi è un problema reale”, dice Claudio Frattini, responsabile dipartimento formazione SiMPeF e coordinatore scientifico del congresso. “I genitori non ne parlano, un po’ per vergogna, un po’ perchè lo ritengono un fatto del tutto normale avendone spesso sperimentato degli episodi da bambini. Il pediatra di famiglia, a sua volta, pensa che se il genitore non ne parla è perchè il problema non esiste. Un vero e proprio circolo vizioso. Con questo progetto vogliamo misurare puntualmente le dimensioni del problema, e contribuire a sollecitare pediatri di famiglia e genitori a far emergere l’enuresi notturna e ad affrontarla”, prosegue Frattini. “Il progetto si compone di due parti: l’indagine epidemiologica, volta a stabilire la frequenza del disturbo tra bambini e bambine nella fascia d’età 6-8 anni, “quella più critica perchè se l’enuresi notturna permane dopo i 5 anni, vuol dire che siamo di fronte a un disturbo vero e proprio e non al fenomeno, presente nei più piccolini, che tende a risolversi spontaneamente”, aggiunge Frattini, e l’organizzazione di corsi di formazione per i pediatri di famiglia. “Gli obiettivi sono, in questo caso, di colmare un gap formativo che deriva in parte dall’università, in cui di enuresi si parla ancora poco, e di migliorare intercettazione, diagnosi e terapia di questo problema”, dice ancora. L’indagine epidemiologica prevede la somministrazione a oltre 4mila famiglie, in questa prima fase nella sola Lombardia, di un questionario sul comportamento dei propri figli. “L’indagine è partita, contestualmente ai primi corsi di formazione a gennaio 2013 e si concluderà a fine dicembre. Ad oggi abbiamo analizzato quasi 2.200 questionari e ne è emerso un dato estremamente significativo: 338 bambini e bambine tra i 6 e gli 8 anni, pari a oltre il 15% del campione, rappresentativo della popolazione pediatrica italiana, soffrono di enuresi notturna. Ma ciò che impressiona è che solo 26 di loro, cioè uno su 12 di chi ne avrebbe bisogno, è curato adeguatamente”, spiega  Pediatra responsabile dell’ambulatorio Enuresi, ICP-Ospedale Bassini, Cinisello Balsamo (Milano), condirettore scientifico del progetto con Antonio D’Alessio. “Eppure le cure esistono, sono efficaci e portano a risoluzione del problema nel 70-75% dei casi, anche se necessitano di attenzione, sono di lunga durata, circa 6 mesi e devono essere individualizzate in base al singolo caso. E forse questi sono i maggiori ostacoli ad affrontare compiutamente il problema”, aggiunge Caruso. L’enuresi notturna, infatti, rappresenta un evento complesso nel quale entrano in gioco aspetti ereditari (esiste un chiaro carattere familiare in 2 casi su 3), genetici (colpisce 2 maschietti per ogni femminuccia), meccanismi biochimici e ormonali (deficit parziale dell’ormone antidiuretico o vasopressina o ADH), iperattività della vescica, profondità del sonno e problemi di risveglio. “La cura deve essere quindi modulata a seconda della prevalenza di uno o più fattori sugli altri”, interviene D’Alessio. “La cura può essere comportamentale, con l’adozione di abitudini che possono sembrare banali e scontate, ma nella pratica molto importanti per migliorare la funzionalità vescicale e regolare la diuresi, associata a farmaci come la desmopressina, analogo dell’ormone antidiuretico, e gli anticolinergici, per controllare l’iperattività della vescica. Utile è anche l’utilizzo di un sensore posto sulle mutandine che a contatto con le gocce di urina emette un segnale acustico e sveglia il bambino che completa la minzione in bagno. Aiuta l’instaurarsi di un riflesso condizionato che determina, dopo alcune volte, un risveglio autonomo alla comparsa dello stimolo minzionale”, spiega ancora. “E’ importante impostare un trattamento medico dell’enuresi, che contrariamente a quanto molti possano ancora pensare non ha un’origine psicologica, perchè è un disturbo che riduce l’autostima e aumenta il rischio di incontinenza in età adulta, in particolare nelle donne dopo i 50 anni”, conclude Caruso.

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