Violenza sulle donne, perchè? Parola agli esperti

L’analisi parte dal duplice omicidio di Pescina: madre e figlia uccise dall’ex marito e padre

di Maria Trozzi

La prima domanda che tutti si sono posti, dopo i fatti di Pescina, è se la tragedia di Fatime e Seneade poteva essere evitata. Potevano essere salvate? A stroncare la vita a queste donne è il marito e padre delle vittime. Il suo nome è Veli Selmanaj, 46enne kosovaro,  l’uomo fredda a colpi di pistola l’ex moglie Fatime (45enne) e sua figlia Seneade Selmanaj (21 anni), accade il 16 ottobre nel parcheggio di un market di Pescina. Il kosovaro era stato denunciato per molestie e violenze nei confronti di due delle sue figlie e per questo era stato semplicemente allontanato dalla famiglia, nel 2011. “Il duplice omicidio di Pescina, nelle modalità in cui è avvenuto, è un chiaro simbolo di come la prevenzione del rischio di azione violenta non sia efficace e come certi atti non possano solo addebitarsi ad una esplosione di follia” risponde al quesito Imma Giuliani, criminologa e responsabile nazionale dell’Unità prevenzione rischio criminologico (Upcr) “È impossibile prevedere un fatto simile se non ci sono dei segni inequivocabili che ne segnano la genesi, eppure è chiaro che un omicidio a sangue freddo, una calma esecutiva di tale portata non può che contenere una serie di fantasie che hanno alimentato in silenzio il gesto”. In questo come nel caso di gennaio scorso (un albanese ammazza l’ex moglie e il suo nuovo compagno e con le stesse modalità, davanti ad un supermercato di l’Aquila) si può dire che la violenza di genere e il femminicidio, non hanno cultura? Fabrizio Mignacca, Coordinatore scientifico dell’Uprc, chiarisce: “In primo luogo c’è da mettere in rilievo delle afferenze ad una cultura contadina e, nel senso puro del termine, proletaria che ritiene che i figli e la moglie siano proprietà del capo famiglia (o presunto tale). Ci si riferisce ad un concetto verghiano di Roba, in cui si è perché si possiede. Non è semplicemente l’oggettualizzazione della persona, ma un vero e proprio bisogno di incorporazione dei contenuti esterni, tale da ridurre a categoria di se stesso, qualsiasi entità esterna. Io sono perché ho. La persona quindi diventa parte del padrone”. “Non a caso la presa di consapevolezza della situazione l’hanno i figli e in particolare le figlie che rifiutando di essere parte di un unico, in una società che favorisce l’individuo, tendono all’indipendenza economica e psicologica? fa notare la Giuliani. “La reazione del mondo antico non può essere quindi che recessiva, violenta, acefala, priva di ogni spunto di riflessione, ma guidata dal bisogno di possedere l’altro, di ricondurre a se attraverso la sopraffazione. Due società si scontrano, due culture che spesso condividono la stessa casa, lo stesso nucleo abitativo e da questo sono alimentate” concludono gli esperti. L’Unità prevenzione rischio criminologico nasce dall’esperienza di un gruppo di professionisti operanti nel settore delle scienze forensi al fine di dare un esaustivo contributo in materia di contrasto e prevenzione del crimine in tutte le sue forme, ed in particolare: violenza di genere, abuso sui minori, criminalità organizzata e il nuovo fenomeno delle persone scomparse e la realtà nelle carceri che rappresenta un contesto a se stante e merita approfondimenti in materia di dinamiche tra detenuti, tra personale e detenuti e personale”. Una sede dell’Uprc è operativa anche a Sulmona. L’Uprc è stata creata come struttura dinamica e indipendente della direzione nazionale Aics, (Associazione italiana cultura sport), realtà già operante da anni nel settore sport e cultura e punto di riferimento sul territorio nazionale.

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