Cambio di sesso? Matrimonio valido

Tutelato “l’interesse dello Stato a non modificare il modello eterosessuale”

I giudici della Consulta hanno ritenuto fondate le questioni sollevate, nel giugno dello scorso anno, dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione nell’ambito di una causa intentata da una coppia che, a seguito della decisione del marito di cambiare sesso, si era vista annullare automaticamente dall’ufficiale di stato civile il matrimonio. Il tribunale di Modena aveva accolto il ricorso dei coniugi, ma il verdetto era stato ribaltato dalla Corte d’appello di Bologna. La Cassazione, nel terzo grado di giudizio aveva deciso di inviare gli atti alla Corte Costituzionale. La Consulta ha ritenuto violato dalle norme in materia di rettificazione di sesso, le quali prevedono lo scioglimento di un eventuale matrimonio in atto senza pensare a una forma alternativa di rapporto di coppia, l’articolo 2 della Costituzione, concernente i diritti inviolabili dell’uomo. I giudici della Consulta osservano che questo caso particolare, in cui i coniugi intendano proseguire nella loro vita di coppia nonostante il cambio di sesso di uno dei due, “sia riconducibile a quella categoria di situazioni ‘specifiche’ e ‘particolari’ di coppie dello stesso sesso, riguardo alle quali ricorrono i presupposti per un intervento di questa corte per il profilo di un controllo di adeguatezza e proporzionalità della disciplina adottata dal legislatore. Nel 2010, infatti, la Consulta, affrontando il tema dei matrimoni gay, dichiarò la questione inammissibile poiche “spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento” per le unioni omosessuali, sottolineando però che alla stessa Corte rimaneva “riservata la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni”, come quella trattata nella sentenza di questi giorni. La questione sollevata dalla Cassazione “coinvolge – si legge nella sentenza – da un lato l’interesse dello Stato a non modificare il modello eterosessuale del matrimonio (e a non consentirne quindi, la prosecuzione, una volta venuto meno il requisito essenziale della diversità di sesso dei coniugi) e, dall’altro lato, l’interesse della coppia affinchè “l’esercizio della libertà di scelta compiuta da un coniuge con il consenso dell’altro relativamente ad un tal significativo aspetto dell’identità personale, non sia – sottolineano i giudici – eccessivamente penalizzato con il sacrificio integrale della dimensione giuridica del preesistente rapporto”.

Condividi questo articolo sui social:
0