Il Carnevale tra coriandoli e tradizioni

carnevale di venezia

Martedì 17 febbraio sarà la giornata più divertente dell’anno sia per i grandi, sia per i piccoli: è il giorno dedicato al Carnevale, il martedì grasso. Ma perchè questa giornata è chiamata così? Il suo significato è in qualche modo legato alla religione: per martedì grasso s’intende infatti l’ultimo giorno della settimana dedicata ai sette giorni grassi cioè al Carnevale. Precede il mercoledì delle Ceneri, che segno l’inizio della Quaresima, motivo per cui in tanti si recano in chiesa a confessarsi. Il tempo e il sopravvento del commercio e delle maschere legate ai personaggi più noti al pubblico dei bambini, ha ridimensionato il senso religioso della festa, la cui tradizione vedeva proprio il martedì grasso il consumo dei cibi più prelibati che non potevano essere consumati nei 40 giorni di Quaresima: pesce, carne, uova e latticini. Quindi, il 17 febbraio 2015 si conclude una settimana all’insegna del sorriso e dello scherzo.
Ma qual è l’ori­gine della parola Carnevale? Si pensa sia di origine latina carrus navalis oppure tardo latino carnem levare (tagliare la carne); dal latino medievale carnem laxare (lasciare la carne) da cui il termine letterario del ‘400 canti carnevaleschi. L’origine del Carnevale è pagana: a Roma, in onore di Saturno, venivano organizzati cortei al suono di strumenti molto rumorosi con la partecipazione del popolo che si riversava nelle strade e nelle campagna ingozzandosi di cibo e vino. La maschera, a sua volta, nelle civiltà precristiane, era considerata uno strumenti in grado di conferire un potere sovrannaturale e la forza degli animali sacri. Una simbologia magico-religiosa che ha ceduto il passo a semplici occasioni di divertimento popolare ma che in Italia, in realtà, è fortemente radicata nella storia secolare di molte città. Qui ne prendiamo tre da esempio: Viareggio, Ivrea e Venezia.
Il Carnevale toscano di Viareggio, è tra i più importanti in Italia e in Europa. La prima sfilata è datata 1873 quando i ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare delle troppo tasse da pagare. L’edizione del 2011 ha battuto tutti i record con 350mila persone lungo la passeggiata a mare viareggina. Legata alla manifestazione, è il torneo di calcio giovanile Coppa Carnevale detto anche torneo di Viareggio, nato nel 1949.
Lo storico Carnevale di Ivrea dell’omonima città piemontese, risale al 1808 sulle basi di antiche feste rionali e così denominato per una mescolanza di riferimenti all’esercito napoleonico e alla rivolte popolari tra le quali il “tuchinaggio”. Ogni due anni in Carnevale a Ivrea inserisce delle novità ma sono due i punti fermi: la sfilata del corteo storico e la battaglia delle arance. Durante il primo dei due momenti, la massima partecipazione avviene al passaggio della Mugniaia l’eroina della festa. La battaglia delle arance ha luogo dalla domenica al martedì grasso ed è il momento più spettacolare della festa. Le origini di attesterebbero al XIX secolo quando presero ad essere praticate delle scherzose schermaglie tra le carrozze e le persone sui balconi, attraverso il lancio dei fagioli forse quale gesto di scherno verso le grasse fagiolate dei ricchi del Medioevo. Si narra altresì del lancio di frutta da parte delle giovani ragazze corteggiate dai viandanti lungo la strada. Non è chiaro però il passaggio alla arance il cui lancio sarebbe legato al colore del succo: il rosso, simbolo del sangue versato nelle rivoluzioni del passato.
Il Carnevale di Venezia è uno dei più apprezzati e antichi del mondo, la prima testimonianza risale a un documento del doge Vitale Falier del 1094 nel quale si parla di divertimenti pubblici. L’istituzione del Carnevale in realtà deriverebbe da una necessità della Serenissima di concedere alla popolazione, specie dei ceti più umili, un periodo interamente dedicato a feste e divertimenti. Attraverso l’ano­nimato garantito dalle maschere poi, si otteneva una sorta di eguaglianza sociale. Il primo atto che certifica ufficialmente il carnevale di Venezia come festa pubblica, fu un editto del 1926 in cui il Senato della Repubblica dichiarò festivo il giorno precedente la Quaresima. L’evento che però segnerà e caratterizzerà la manifestazione veneziana, risale a metà del ‘500: un giovane acrobata turco riuscì, con il solo aiuto di un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria della cattedrale di San Marco, camminando sopra una lunghissima corda che partiva da una barca ancorata al molo della piazzetta. Lo “svolo del turco” di­ven­ne da quel momento l’evento clou del giovedì grasso. Esso, nel Carnevale moderno, venne ripreso come il “volo della colombina”: dal campanile di  San Marco, un uccello meccanico dalle sembianze di una colomba, effettua la sua discesa sulla corda fino a Palazzo ducale. Dall’edizione del 2001 si  svolge il “volo dell’Angelo” con un artista in carne e ossa che effettua la sua discesa, sospeso nel vuoto, dalla cella campanaria fino a terra.

Condividi questo articolo sui social:
0