La Cisl Abruzzo-Molise sostiene l’ISCOS

ISCOSÈ importante che l’8 marzo sia un vero momento di riflessione e un’occasione per ribadire l’importanza del ruolo della donna nella società, proseguendo sulla strada del rispetto dei diritti e della diversità”. Il Coordinamento Donne Cisl AbruzzoMolise è consapevole che solo attraverso la promozione, l’inclusione e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, insieme all’affermazione del principio di pari opportunità di genere, e intergenerazionale, si possano raggiungere gli obiettivi di una maggiore coesione sociale e di crescita del Paese. La Cisl è impegnata in prima linea a sostenere le lavoratrici nella loro lotta per superare gli ostacoli, i pregiudizi, gli anacronismi culturali, che sono ancora radicati sia nel mercato del lavoro che nella società e nella vita familiare, e che impediscono l’accesso alla formazione, ai percorsi di carriera e di autorealizzazione.

In Abruzzo e in Molise come conseguenza della crisi degli ultimi anni si è determinato una cospicua perdita di posti di lavoro e un aumento marcato della disoccupazione,in particolare femminile oltre che giovanile. Le donne risentono ancor più degli uomini gli effetti delle crisi aziendali ed incontrano maggiori difficoltà nel ricollocarsi all’interno del mercato del lavoro, soprattutto se si considera che continuano a sostenere spesso da sole e per intero anche gli oneri di cura della famiglia.

In Abruzzo le donne occupate sono solo 190mila contro i 286mila uomini; anche in Molise il divario si conferma perché, nel 2014, le lavoratrici erano solo 40mila, contro i circa 61mila lavoratori. La percentuale delle donne occupate è molto bassa (43,4% in Abruzzo; 38,9% in Molise) rispetto alla media nazionale (48,5%). Il tasso di occupazione femminile continua, in Abruzzo, invece nel Molise si registra un lieve incremento del dato ridando alla regione qualche segnale positivo. Il tasso di disoccupazione delle donne in Abruzzo e in Molise è più accentuato rispetto agli uomini e alla stessa media regionale: ha raggiunto il 14,8 % in Abruzzo e il 15,3% in Molise. Nel 2014 in Abruzzo 33 mila donne risultavano disoccupate e 212 mila inattive; invece in Molise erano 7mila le donne in cerca di occupazione e 55 mila inattive (le donne inattive sono diminuite nel 2014 rispetto all’anno precedente in entrambe le regioni). Secondo i dati Istat, in Abruzzo, è particolarmente preoccupante la condizione delle giovani donne e delle over 40, inoccupate e disoccupate. La percentuale delle giovani Neet (not in employment, education or training), e il tasso di disoccupazione delle ragazze continuano, di anno in anno, a salire. Tra il 2008 e il 2013 il tasso di disoccupazione delle donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni è aumentato di 27,8 punti percentuali (pari al 55,8%).

In Molise invece nell’ultimo anno sia il valore del tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni) che dell’incidenza delle giovani Neet, sono diminuiti di circa 5 punti percentuali, registrando un dato perfino più basso della media nazionale. L’accesso delle donne al mercato del lavoro è ancora oggi faticoso, ancor più nella libera imprenditoria, dove fattori economici, familiari e culturali, rappresentano l’ostacolo per il successo delle donne. In Europa il rilancio del tema della valorizzazione del talento femminile rappresenta un “antidoto” proprio alla crisi economica.

La Cisl sostiene da sempre che valorizzare la donna e il lavoro delle donne significa accrescere le condizioni di sviluppo e di crescita: + Pil + Famiglia + Sviluppo. Aumentare l’occupazione femminile non è, dunque, “solo” una questione di pari opportunità, bensì un obiettivo strategico per la crescita dell’Italia. Per rilanciare e sostenere l’occupazione, in particolare quella femminile, oltre a rafforzare le politiche attive per il lavoro, è indispensabile mettere al centro la famiglia: la contrattazione di secondo livello e la bilateralità sono due strumenti forti che possono incidere positivamente sulle dinamiche aziendali e territoriali.

Anche quest’anno il Coordinamento donne della Cisl Abruzzo Molise si impegna concretamente battendosi per i diritti di bambini e delle donne, italiane e non. Dedica la giornata dell’8 marzo alle donne e bambini del Pakistan, dove l’Iscos Cisl sta realizzando un progetto di cooperazione internazionale per contrastare il fenomeno del lavoro forzato. Centro del progetto sono le fornaci di mattoni, dove lavoratori senza futuro, insieme alle loro mogli e ai loro figli, lottano quotidianamente per una sopravvivenza senza speranza. Il fenomeno del lavoro forzato è ancora largamente diffuso in Pakistan, alimentato da un sistema ricattatorio di prestiti e anticipi sul futuro pagamento del lavoro, che vincola i lavoratori e le loro famiglie ai datori di lavoro.

L’Iscos l’Istituto per la cooperazione promosso dalla Cisl, che da anni opera stabilmente in quel paese, ha deciso di avviare per il 2015 una Campagna di sottoscrizione per aiutare le donne pakistane ad uscire dal lavoro forzato e rendere possibile la realizzazione di un percorso formativo per la ricerca di un lavoro dignitoso. Secondo l’ultimo Rapporto 2014-2015 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, in Pakistan si è registrato un ulteriore aumento della discriminazione.

Nel 2014 secondo l’Organizzazione internazionale in quelle terre continua a predominare un atteggiamento regressivo, una disparità di trattamento e violenza contro le donne, il ricorso alla tortura e l’uso della pena di morte, la repressione delle libertà d’espressione e di riunione. Le donne continuano a subire violenza, anche quando cercano di esercitare i loro diritti: in Pakistan una jirga (un organo decisionale tradizionale) dei capi tribù maschi degli Utmanzai, nell’agenzia tribale del Waziristan settentrionale, ha minacciato di violenza le donne che cercano di ottenere assistenza umanitaria nei campi per sfollati. Nonostante ciò, negli ultimi anni si è rafforzata una voglia di riscatto, da sempre presente, e lo dimostrano le grandi figure femminili alle quali questo Paese ha dato i natali. Ricordiamo la giovane Malala Yousafza, premio Nobel per la Pace nel 2014, che sin dalla tenera età di 11 anni lotta per il diritto all’istruzione delle bambine, sempre più vittime di attacchi terroristici, come quello contro la scuola militare pubblica di Peshawar, dove sono morti 134 bambini.

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