Abiti succinti vietati in luoghi pubblici

Al tribunale di Arezzo affissa un’ordinanza che disciplina l’accesso

L’estate è esplosa in tutto il suo calore. Tanto da spronare a scoprirsi sempre più. Ma quando la questione del “déshabillé” tocca la sfera femminile, altolà. Vestiti troppo succinti, tanto da lasciare scoperte aree “protette”: chi li indossa, in un luogo aperto al pubblico, potrebbe incorrere in una condanna per atti contrari alla pubblica decenza. E’ quello che è accaduto qualche tempo fa, quando la terza sezione penale della Cassazione ha persino confermato la condanna al pagamento di un’ammenda di 600 euro inflitta dal giudice di pace di Bologna a una donna straniera, sorpresa da un poliziotto su una via cittadina abbigliata in modo da ostentare “in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei”.

“La tipicità del reato in contestazione consiste nel porre in essere atti contrari alla pubblica decenza”, si legge nella sentenza n.47.868 depositata, ossia “quegli atti che, in se stessi o a causa delle circostanze, rivestono un significato contrario alla pubblica decenza, assunti in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico”. Ai fini della sussistenza del reato, “non rileva che detti atti siano percepiti da terzi – spiegano gli ‘ermellini’ – essendo sufficiente la mera possibilità della percezione di essi, in quanto l’articolo 726 cp tutela i criteri di convivenza e decoro che, se non osservati e rispettati, provocano disgusto e disapprovazione”. Superato, dunque, “il limite di punibilità”, contrariamente a quanto affermato dalla difesa e giusta, secondo la Corte, la pena comminata, “vista la gravità della condotta, l’insensibilità della prevenuta all’offesa arrecata alla collettività, comprovante il completo disinteresse” della donna “alle interferenze negative che il suo comportamento avrebbe potuto determinare al comune vivere civile”.

Un altro precedente storico, archiviato negli annali delle stravaganti ordinanze municipali, risiede in un Comune della riviera Ligure che emanò un provvedimento al centro delle polemiche mediatiche: in so­stanza, il sindaco in questione decise che lungomare potevano passeggiare in abiti succinti solo belle donne. Penalizzando dunque quelle meno avvenenti che, parodiando Totò, meno si vedono meglio è.

Dal Corriere di Arezzo, giun­ge un’altra news che impedirebbe di indossare abiti prettamente estivi (una mise troppo scoperta per le donne e shorts, bermuda, canotta e infradito per gli uomini) all’interno del tribunale di Arezzo: “L’or­dinanza affissa sulla porta del palazzo di giustizia di Arezzo punta al rispetto del luogo. Il caldo non è attenuante: chi si presenta in abbigliamento giudicato non consono – calzoni corti, ma probabilmente anche vestiti femminili troppo ‘sco­perti’ – non sarà fatto entrare. Le guardie giurate sono tenute a far rispettare la regola. Al fine di salvaguardare il decoro dell’ufficio sarà impedito l’accesso a chi non rispetta tale indicazione. Altolà tassativo”.

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