Tatuaggi e donne, storia di lungo corso

Le prime tracce di tatuaggio, su corpo femminile, sono state trovate sulla mummia di una sacerdotessa egiziana della dea Hathor, chiamata Amunet e vissuta a Tebe intorno al 2200 a.C. La mummia presentava un tatuaggio sul ventre, a cui sono stati attribuiti significati legati alla fertilità.

Notoriamente, la prima donna bianca tatuata nella storia dell’Occidente è stata Olive Oatman, linee blu correvano dal suo labbro inferiore fino alla base del mento, un tatuaggio vistoso frutto non di un capriccio giovanile ma di un tragico rapimento. Nel 1851, all’età di 13 anni, Olive e la sua famiglia partirono da Illinois per la California, però lungo la strada persero l’orientamento e finirono in Arizona, dove subirono un attacco dagli indiani Yavapai. Tutti uccisi, tranne lei e la sorella Mary Ann che vennero fatte prigioniere e schiave per un anno, fino a quando non furono vendute alla tribù Mohave. Fu questa tribù a tatuarle con polvere di pietre blu secondo la loro tradizione. Mary Ann morì di fame durante una grave siccità che decimò i nativi, Olive continuò a vivere con le persone Mohave, ormai era una di loro, infatti si sposò con un componente della tribù, dando alla luce due figli. Nel 1856 iniziarono delle richerche per rintracciare le sorelle. Olive fu ritrovata dopo mesi e riportata a vivere nell’America bianca.

Dopo essere stata liberata dall’esercito americano, la ragazza, segnata psicologicamente in maniera irreversibile, anche per essere stata rimossa dalla sua tribù adottiva, divenne un caso nazionale: era vista come la ragazza costretta al tatuaggio dai selvaggi nativi. Qualche tempo dopo cominciò a vendere la sua storia e parlare in pubblico. Passerà la sua vita tra circhi, baracconi e musei di storia naturale a raccontare quel periodo della sua vita. Per quanto riguarda il tattoo, il suo caso tuttavia non è del tutto chiaro, perché nella cultura mohave, il tatuaggio era un gesto facoltativo, quindi probabilmente gran parte dei suoi tatuaggi erano stati fatti per sua volontà.tattoo donne

Accumunare i tatuati esclusivamente al mondo tribale è un facile errore; per esempio in tarda età Vittoriania, all’interno di cerchie d’élite, le decorazioni sul corpo fungevano da gioielli permanenti e le donne che li sceglievano per sé erano solite indossare motivi e immagini esteticamente gradevoli e, spesso, i nomi dei mariti, usanza ripresa nei giorni nostri. Fu solo in seguito, quando la pratica del tatuaggio prese piede in ambito circense e nei freak show, che questa forma di body modification cominciò ad essere associata alle clas­­si sociali più basse e agli outsider, spingendo le élite ad abbandonarla. Successivamente i ta­tuag­gi si dif­fusero esponenzialmente negli ambienti militari, soprattutto in marina, facendone così un tipo di intervento sul corpo percepito come prevalentemente maschile ad indice di virilità. Le statistiche sui tatuaggi in Italia evidenziano che nella popolazione di uomini e donne disegnati, prevalgono le seconde. Gli uomini preferiscono i tatuaggi lungo le braccia, sulle spalle e alle gambe; le donne invece scelgono i piedi, la schiena e le caviglie.

Il fenomeno è in continua cre­­scita, soprattutto tra i più giovani dove sono in aumento i minorenni, sempre più pronti per tendenze del momento a farsi decorare il corpo in maniera permanente. Soltanto il 42% è adeguatamente in­formato sulle controindicazioni alla pratica del tatuaggio e sui possibili rischi. In un mondo sempre più legato all’apparire e all’immagine, la nuova trasgressione, con l’incedere degli anni, potrebbe divenire quella di conservare la propria pelle immacolata.

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